agire.»
Indietreggiai lentamente, cercando di calmare il respiro, mentre le sue parole rimbombavano nella mia testa.
«Sto sorvegliando qualcuno.»
«Se qualcosa ti sembra strano, probabilmente lo è.»
«Decidere di agire?»
Scrutai le file davanti, il cuore che batteva forte. Ogni passeggero ora mi sembrava sospetto: l’uomo d’affari con il laptop, la donna in felpa dormiente con gli occhiali da sole ancora indosso, il tizio dietro a me che sussurrava al telefono coprendosi la bocca.
Uno di loro, forse, era l’uomo che sorvegliava.
O forse… ero io.
«Come ti chiami?» chiesi